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EMATOLOGIA DEGENZA
La Degenza di Ematologia consta di 15 posti letto, di cui 5 in stanza ad 1 singolo posto letto, per pazienti ad elevato rischio infettivo, e 10 in stanze a due posti letto. La maggior parte dei pazienti in regime di ricovero in degenza è costituita da pazienti affetti da leucemie acute mieloidi e linfoidi (circa 75-80%); circa un quarto dei pazienti è invece costituito da pazienti affetti da altra patologia ematologica neoplastica (pazienti affetti da linfoma non Hodgkin ed Hodgkin e mieloma multiplo, malattie mieloproliferative, che necessitano di chemioterapia non effettuabile in regime di DH, o con complicanze) o non neoplastica (aplasia midollare, patologia emocoagulativa).

Negli ultimi 20 anni, grandi progressi sono stati conseguiti nell'ambito dell'Ematologia Clinica e di Laboratorio. In particolare, le nuove e più recenti acquisizioni nel campo della biologia molecolare e della immunoterapia cellulare hanno consentito di raccogliere nuove conoscenze sulla patogenesi di alcune forme di leucemia acuta e di sviluppare terapie innovative piu' strettamente biologiche e meno aggressive. Inoltre, importanti studi di citogenetica e biologia molecolare, hanno permesso di individuare fattori di prognosi sfavorevole particolarmente significativi, che potranno meglio guidare verso l'elaborazione di terapie personalizzate.
Nel settore della cura delle leucemie sono stati sviluppati protocolli cosiddetti "aplastizzanti" costituiti da chemioterapia ad alte dosi, impiegata dapprima singolarmente e, successivamente, fatta seguire dal supporto di cellule staminali emopoietiche. Tali protocolli hanno permesso di conseguire la guarigione in oltre il 50% dei pazienti affetti da questa malattia. La cura delle emopatie acute maligne ed in particolare delle leucemie si avvale oggi di una complessa strategia terapeutica che comprende:

  1. la chemioterapia d'induzione della remissione completa e
  2. la fase di terapia post-remissione, nel cui contesto si inseriscono le procedure di trapianto autologo ed allogenico.
Presso la Divisione di Ematologia, diretta dal professor Giuseppe Torelli, nel Dipartimento Misto di Oncologia ed Ematologia, Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, Azienda Policlinico, accedono circa 30-40 nuovi casi di leucemia acuta/anno: di questi, il 70% è costituito da casi di leucemie mieloidi acute (LMA) ed il 30% da casi di leucemie linfatiche acute (LAL) e linfomi linfoblastici (LL). Di questi casi, circa il 10% è costituito da pazienti provenienti dalla provincia di Modena (esclusa la città) e da fuori provincia. L'impegno assistenziale, assolto dal Dott. Mario Luppi, Ricercatore Universitario in Ematologia, insieme alla Dottoressa Monica Morselli ed al Dr. Leonardo Potenza, entrambi contrattisti dell'Azienda Policlinico, si articola su percorsi di degenza ordinaria, DH, ed ambulatorio. Il 100% dei pazienti con leucemia acuta viene seguito nell'ambito della degenza ordinaria ove si svolgono le fasi di:
  1. completamento diagnostico (grazie alla stretta ed efficiente collaborazione con il laboratorio centralizzato di analisi, il laboratorio di cito-istologia, di immunobiologia, biologia molecolare e citogenetica)
  2. chemioterapia d'induzione e consolidamento, con eventuale mobilizzazione e raccolta delle cellule staminali periferiche e il trattamento delle complicanze (per esempio infezioni). Questi pazienti vengono poi seguiti in DH e ambulatorio con visite mediche, prelievi ematici, trasfusioni e chemioterapia di mantenimento.
Attualmente il 20% dei casi di leucemia acuta viene poi anche seguito nell'ambito del percorso di assistenza domiciliare, svolta dal Dott. Enzo Favale, che usufruisce di una Borsa di Studio generosamente erogata dall' A.I.L., ed è in stretto e quotidiano contatto con il gruppo di specialisti sopramenzionato, impegnato nella struttura ospedaliera. Uno degli obiettivi che si spera di realizzare è quello di implementare il volume di attività di assistenza domiciliare (visite mediche, prelievi ematici, trasfusioni di emocomponenti nelle fasi di post-induzione e post-consolidamento, trattamento delle complicanze infettive), per cui è prevedibile che la percentuale di casi seguiti a domicilio possa aumentare, anche significativamente.

Un aspetto fondamentale che si intende sviluppare è certamente rappresentato dalla ricerca clinica che, attualmente, viene attuata nell'ambito di protocolli terapeutici sperimentali multicentrici che fanno prevalentemente capo al Gruppo Italiano Malattie Ematologiche Maligne dell'Adulto (GIMEMA). All'ultima riunione GIMEMA tenutasi a Roma lo scorso ottobre 2002 per un aggiornamento sui dati relativi ai diversi protocolli di trattamento delle leucemie, la Divisione di Ematologia di Modena risultava aver inserito in specifici protocolli di studi clinici controllati ben 18 nuovi casi di Leucemia nel corso dell'anno 2002, risultando il sesto dei quarantacinque centri ematologici italiani come numero di casi arruolati. Il nostro Centro, ha inoltre accolto, nello stesso anno, un altrettanto numero di nuovi casi di leucemia acuta che, per età o per motivi clinici, non è stato possibile inserire in protocolli clinici, per cui il numero totale di casi di leucemia acuta trattati nella nostra Divisione nel corso dello scorso anno è stato di 36. Di questi pazienti, circa il 75% dei pazienti adulti e circa il 50% dei pazienti più anziani con leucemia acuta ha ottenuto una remissione ematologica completa.
Il programma terapeutico dei pazienti con emopatie acute maligne si basa inoltre su specifici protocolli di studi clinici controllati che prevedono anche l'impiego di nuovi farmaci, quali gli anticorpi monoclonali e gli inibitori delle tirosin chinasi. L'anticorpo monoclonale anti-CD 33 (Mylotarg) è utilmente impiegato nel trattamento di pazienti anziani, di età superiore a 65 anni, affetti da leucemia mieloide acuta, recidivata dopo avere raggiunto una remissione della durata di sei mesi, dopo chemioterapia standard. L'inibitore della tirosin chinasi STI 571 (Glivec) rappresenta il primo esempio di un farmaco non chemioterapico, in grado di distruggere selettivamente cellule leucemiche che presentano uno specifico difetto genetico (il cromosoma Philadelphia-Ph+), senza danneggiare le cellule normali, riducendo quindi la tossicità, purtroppo spesso associata all' uso di chemioterapici.

Infine, sempre più intensa ci pare la necessità di sostenere da un punto di vista "globale" i pazienti nel loro cammino attraverso la malattia, in modo che la cura dei pazienti con leucemia acuta sia realmente una "care", cioè un "prendersi cura dei pazienti" : in altre parole, la competenza scientifica dei medici specialisti nella diagnosi e nel trattamento della leucemia si deve profondamente integrare con una sempre maggiore preparazione e competenza nella "comunicazione" con il paziente. La capacità di "comunicare" è certamente una dote innata del medico, ma deve essere continuamente "allenata", aggiornata, e via via sempre piu' affinata non solo dall'esperienza personale del quotidiano contatto con il malato, ma soprattutto dalla condivisione e dal confronto delle proprie esperienze sia con quelle di altri specialisti del proprio campo, sia con quelle di specialisti di branche diverse della medicina, quali ad esempio quelle della psicologia e dell'etica. Per tale motivo, unità del personale medico ed infermieristico del nostro gruppo partecipano attivamente ad un corso di formazione di psico-oncologia particolarmente incentrato sull'importanza della "comunicazione" partecipativa fra medico e paziente, mentre vi è anche l'obiettivo di attivare ed implementare un servizio di assistenza "psicologica" ai pazienti ricoverati che lo richiedano.

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