un po' di grammatica
il punto e le abbreviazioni
- quando si usa
- quando non si usa
- il punto che abbrevia
- la forma femminile dell'abbreviazione
- la forma plurale dell'abbreviazione
- ecc.
- abbreviazioni poco utilizzate
- le sigle
Quando si usa
Il punto si usa alla fine di una frase di senso compiuto. Segue immediatamente il carattere che lo precede ed è seguito da uno spazio e dall'iniziale maiuscola della parola con cui inizia il nuovo periodo.
Generalmente il punto indica la conclusione di un periodo e il completamento di un pensiero o una lunga pausa e una separazione netta tra le parti di un discorso.
Dopo il punto è consigliabile andare a capo (punto a capo) quando la separazione tra due o più frasi è molto marcata oppure si cambia argomento e quando s'inizia una nuova battuta di un dialogo.
Quando non si usa
Il punto di norma non si usa:
- nelle iscrizioni;
- nelle didascalie;
- nei titoli dei libri, dei giornali, ecc.;
- nei simboli chimici (C = carbonio, Zn = zinco);
- nelle misure fisiche (m = metro, l = litro, kg = chilogrammo);
- nelle targhe automobilistiche (MO = Modena, PI = Pisa).
Il punto che abbrevia
Il punto si usa anche per indicare un'abbreviazione, ovvero la riduzione del numero di lettere di una parola, fatta per risparmiare tempo e spazio. Esistono due tipi di abbreviazione: per troncamento e per sincope.
L'abbreviazione per troncamento avviene mediante l'eliminazione della parte finale di una parola. Di solito termina in consonante e non coincide con la divisione in sillabe. Questa regola è importante per capire perché aggettivo ad esempio, non si abbrevia in ag. o agget. ma in agg. Come dottore in dott. e non in dot. o dotto. Esistono comunque casi che non seguono questa regola: "v. [verso], n. [nota]", ecc.
Un altro tipo di abbreviazione è quella per sincope, mediante l'eliminazione della parte centrale di una parola: "jr [junior], sr [senior], dr [dal latino doctor, 'dottore'], cfr [dall'imperativo latino confer, 'confronta']", ecc. Nelle abbreviazioni per sincope non bisogna mettere il punto. Il punto si mette soltanto quando indica la mancanza di lettere finali e non quelle centrali.Dopo il punto di un'abbreviazione è sbagliato usare la maiuscola.
E' sbagliato inoltre mettere il punto di chiusura se l'abbreviazione si trova alla fine del periodo: non "Giulio Cesare venne assassinato nel 44 a. C..", ma "Giulio Cesare venne assassinato nel 44 a. C.".
La forma femminile dell'abbreviazione
La forma base di un'abbreviazione di un nome mobile è sempre al maschile. Per ottenere il femminile occorre aggiungere all'abbreviazione la parte finale della parola:
- prof. [professore], prof.ssa [professoressa].
- sig. [signore], sig.ra [signora].
Questo è utile anche per evitare ambiguità; ill. ad esempio è l'abbreviazione di "illustrazione" o di "illustrissimo"? Seguendo la regola appena descritta, sappiamo che ill. sta per illustrazione, mentre ill.mo per illustrissimo.
La forma plurale dell'abbreviazione
La forma plurale è consentita solo nelle abbreviazioni per troncamento e si ottiene:
-raddoppiando la consonante finale, se l'abbreviazione è formata da più lettere. Dunque capitolo che si abbrevia con cap. diventerà capp., come pag. diventerà pagg. per indicare più pagine.
-raddoppiando la lettera che indica la parola abbreviata se l'abbreviazione è costituita da una sola lettera: seguendo questa logica la parola verso che si abbrevia v. diventa vv. quando indichiamo più versi. Come pp. è l'abbreviazione di pagine che al singolare fa p.
-aggiungendo la parte finale della parola se l'abbreviazione termina con consonante doppia. Così scriveremo: avv. [avvocato], avv.ti [avvocati], avv.sse [avvocatesse], dott. [dottore], dott.ri [dottori], dott.sse [dottoresse].
Ecc.
È sbagliato ripetere due o più volte la forma abbreviata ecc. (o etc., dal latino et cetera, 'le altre cose'), per interrompere un elenco di parole: non "Abbiamo bisogno di pane, farina, uova, zucchero, ecc. ecc.", ma "Abbiamo bisogno di pane, farina, uova, zucchero, ecc.". Come è un errore abbreviare eccetera in ec. (con una sola c). Prima di ecc., l'uso della virgola è facoltativo: "Conosce bene tutti gli sport: il calcio, il nuoto, ecc." oppure "Conosce bene tutti gli sport: il calcio, il nuoto ecc.". Sono entrambi corretti.
Abbreviazioni poco utilizzate
È meglio evitare di usare abbreviazioni come p.c. [per condoglianza], p.a. [per auguri] e p.r. [per ringraziamento] che, anche se fanno risparmiare tempo e spazio. Sono corrette, ma sono troppo impersonali.
Il punto nelle sigle
Il punto può anche indicare una sigla, ovvero un tipo d'abbreviazione formato dalle iniziali delle parole che compongono una locuzione (per lo più il nome di una società o di un ente); tali iniziali vanno scritte, solitamente, in maiuscolo: come D.L., D.O.C., N.A.T.O., S.E. e O., C.L.N. ecc.
Esistono casi che non rispettano questa regola: alcune sigle, infatti, sono diventate così comuni da contenere anche lettere minuscole (S.p.A., S.r.l.), altre hanno finito per perdere quasi completamente il loro carattere originario di sigle ed assumere quello di parole vere e proprie (Fiat, Rai, Agip). Ciò spiega come mai alcune sigle si possano anche scrivere senza il punto (ITIS, IPSIA).
In una sigla è consigliabile:Inoltre, si consiglia fortemente di evitare anche l'uso di parole derivate da sigle: meglio "esponente del P.P.I", "membro del P.D.S." di "pipino" e "pidiessino".
- mettere il punto quando le lettere che la compongono si pronunciano staccate: C.C., B.B.C.
- non mettere il punto quando le lettere si pronunciano unite, come se la sigla fosse una vera parola: CONI, MEC.
- usare articoli e preposizioni articolate di genere uguale a quello d'appartenenza della sigla, quando essa può essere considerata una parola: il MEC, dalla SOFIS.
- usare articoli e preposizioni articolate di genere femminile, quando la sigla non può considerarsi parola: nella F.B.I., la L.S.T.
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