estratto da
M. Santagata, M. Tavoni: e-learning: pensare l'istruzione di domani?
Il Mulino, 5/2001
Il titolo dice subito cosa non è l'e-learning:
non è il vecchio insegnamento a distanza (nel senso di un'appendice separata, marginale e spesso sotto-qualificata dell'insegnamento senza aggettivi.
Al contrario, nell'ambiziosa formulazione della Commissione Europea viene posto come il domani dell'istruzione:
il rimodellamento dell'intero sistema educativo, posto come esigenza inevitabile e urgente.
L'iniziativa della Commissione Europea
La Commissione ci dice con precisione cosa è l'e-learning:
L'e-learning, dunque, non è e non può essere inteso come un tema tecnico
... sono implicati il ruolo rispettivo, all'interno del partenariato tra pubblico e privato,
delle istituzioni e delle imprese, gli spazi che possono aprirsi, oppure chiudersi, per l'affermazione,
sulla scia di grandi tradizioni culturali nazionali, di modelli formativi
relativamente autonomi dalla koiné dominante di lingua inglese.
L'e-learning in Europa
L'insegnamento a distanza in Italia
Alcune cause dell'arretratezza italiana
Prospettive
Questa ampia gamma di trasformazioni implica lo spostamento di enfasi dall'insegnamento all'apprendimento;
dalla logica del docente alla logica del discente;
dalla disseminazione di conoscenze alla costruzione di competenze
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per lo più attraverso l'uso autonomo e collaborativo di oggetti didattici resi disponibili in rete.
Implica una valorizzazione delle possibilità di apprendimento informale, flessibile, protratto lungo tutto l'arco della vita.
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Il mercato sarà fatto di hardware, connettività e in generale di tecnologia informatica,
ma soprattutto sarà fatto di contenuti e di servizi.
E questo dovrebbe aprire ampi spazi di sviluppo agli umanisti, ai produttori di cultura e di formazione
e restituire loro la centralità che avevano perso a favore
della ricerca e sviluppo tecnologici.
Dunque vengono in primo piano i fattori umani, culturali e organizzativi che fanno sì che la tecnologia venga usata davvero, serva
e permei il sistema educativo contribuendo a renderlo efficace per i fini che si propone.
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La prima cosa che si percepisce è il fattore umano.
Le molte centinaia di persone che si incontrano appartengono a una gamma di professioni
che non è dato incontrare nelle università e nelle scuole italiane.
Si tratta di professionisti dell'informazione e della comunicazione,
di manager di reti municipali che supportano servizi culturali ed educativi.
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Occorre individuare un punto di forza,
la leva che ci consenta di recuperare il distacco e di entrare nel concreto europeo
con una nostra peculiare filosofia.
Questa leva, a nostro parere, si chiama "cultura",
cioè contenuti culturali che non si identificano con quei saperi
tecnico-pratici che costituiscono gran parte dell'attuale
offerta formativa.