| elogio della fuga
Pare ormai certo che si nasce con uno strumento, il sistema nervoso,
che ci permette di entrare in rapporto con l'ambiente umano circostante,
e che tale strumento è in origine molto simile a quello del vicino.
Ci sono diversi modi di fuggire. Alcuni si servono di droghe dette psicogene. Altri della psicosi. Altri del suicidio. Altri della navigazione solitaria. Forse c'è un altro modo ancora: fuggire in un mondo che non è di questo mondo, il mondo dell'immaginazione. Qui il rischio di essere inseguiti è il minimo. Ci si può ritagliare un vasto territorio gratificante, che taluni chiameranno narcisistico. Non importa, perché, fuggendo nel mondo dell'immaginazione, sottomissione e rivolta, dominanza e conservatorismo perderanno per il fuggitivo il loro carattere ansiogeno e saranno considerati solo un gioco a cui si può partecipare, senza timore, per farsi accettare dagli altri come "normale". In questo mondo della realtà è possibile giocare fino al limite di rottura col gruppo dominante, fuggire stabilendo rapporti con altri gruppi se è necessario conservando intatta la propria gratificazione immaginaria, la sola essenziale e al sicuro dai gruppi sociali.
Solo il comportamento di fuga permetterà di rimanere normali rispetto a se stessi,
fino a quando la maggioranza degli umani che si ritengono normali
tenteranno senza successo di diventarlo cercando di stabilire
una dominanza: individuale, di gruppo, di classe, di nazione, di blocco delle nazioni, ecc.
La sperimentazione dimostra infatti che lo stato di allarme dell'ipofisi
e della corteccia surrenale, che se perdura a lungo dà luogo alla patologia viscerale
delle malattie dette "psicosomatiche", è propria dei dominati o di coloro
che cercano senza successo di affermare la propria dominanza
o anche dei dominanti che cercano di mantenere una dominanza contestata.
Henri Laborit (1914-1995) |