elogio della fuga

    Pare ormai certo che si nasce con uno strumento, il sistema nervoso, che ci permette di entrare in rapporto con l'ambiente umano circostante, e che tale strumento è in origine molto simile a quello del vicino.
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    Acquisita tale conoscenza, sia pure imperfetta, ogni uomo saprà di esprimere solo una semplice motivazione, quella di rimanere normale. Normale non rispetto alla maggioranza che, sottomessa inconsciamente a giudizi di valore con finalità sociologica, è costituita da individui perfettamente anormali rispetto a se stessi. Rimanere normali è prima di tutto rimanere normali rispetto a se stessi.
Per questo occorre mantenere la possibilità "di agire" secondo le pulsioni, trasformate dall'esperienza socio-culturale, rimessa costantemente in causa dall'immaginazione e dalla creatività.
Ora, lo spazio in cui si compie questa azione è occupato anche dagli altri. Bisognerà evitare lo scontro perché da esso scaturirà per forza una scala gerarchica di dominanza che ha poche possibilità di soddisfare. D'altra parte, sottomettersi vuol dire accettare la patologia psicosomatica che deriva necessariamente dall'impossibilità di agire secondo le pulsioni. Ribellarsi significa rovinarsi con le proprie mani, perché la ribellione, se attuata da un gruppo, ricostituisce subito una scala gerarchica di sottomissione all'interno del gruppo, e la ribellione solitaria porta rapidamente alla soppressione del ribelle da parte della generalità anormale che si crede detentrice della normalità. Non rimane che la fuga.

    Ci sono diversi modi di fuggire. Alcuni si servono di droghe dette psicogene. Altri della psicosi. Altri del suicidio. Altri della navigazione solitaria. Forse c'è un altro modo ancora: fuggire in un mondo che non è di questo mondo, il mondo dell'immaginazione. Qui il rischio di essere inseguiti è il minimo. Ci si può ritagliare un vasto territorio gratificante, che taluni chiameranno narcisistico. Non importa, perché, fuggendo nel mondo dell'immaginazione, sottomissione e rivolta, dominanza e conservatorismo perderanno per il fuggitivo il loro carattere ansiogeno e saranno considerati solo un gioco a cui si può partecipare, senza timore, per farsi accettare dagli altri come "normale". In questo mondo della realtà è possibile giocare fino al limite di rottura col gruppo dominante, fuggire stabilendo rapporti con altri gruppi se è necessario conservando intatta la propria gratificazione immaginaria, la sola essenziale e al sicuro dai gruppi sociali.

    Solo il comportamento di fuga permetterà di rimanere normali rispetto a se stessi, fino a quando la maggioranza degli umani che si ritengono normali tenteranno senza successo di diventarlo cercando di stabilire una dominanza: individuale, di gruppo, di classe, di nazione, di blocco delle nazioni, ecc. La sperimentazione dimostra infatti che lo stato di allarme dell'ipofisi e della corteccia surrenale, che se perdura a lungo dà luogo alla patologia viscerale delle malattie dette "psicosomatiche", è propria dei dominati o di coloro che cercano senza successo di affermare la propria dominanza o anche dei dominanti che cercano di mantenere una dominanza contestata.
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    E siccome una dominanza stabile e incontrastata è rara, per fortuna, si vede bene che per continuare a essere normali non rimane che fuggire lontano dalle competizioni gerarchiche. Aspettatemi, vengo anch'io!.

Henri Laborit (1914-1995)
Oscar Saggi Mondadori 1982 e segg.
pagg. 13-15