CENNI STORICI2. Dal Trecento al Cinquecento. Medicina, Filosofia e Letteratura.
Ristabilendo l'ordinamento comunale dopo la cacciata degli Estensi nel 1306, sorse nei Modenesi il desiderio di riavere lo Studio.
In data 29 aprile 1306 la Società delle Arti chiese al Comune la sua riapertura, con l'insegnamento di tre discipline: ius civile, ars notaria e medicina.
Nell'aggiunta del 1328 al primo libro degli Statuti della Città di Modena (1327) sotto la rubrica 'De Studio habendo' viene sancito l'obbligo da parte dei reggitori cittadini di eleggere annualmente tre Docenti, perché i Modenesi potessero agevolmente dedicarsi 'ad adiscendum decreta, leges et medicinam atque notariam'.
La disposizione fu sicuramente messa in atto, perché restano i verbali delle nomine dei tre Lettori, fatte nel maggio 1329. Questa data segna anche l'inizio dell'insegnamento della medicina in Modena, affidato al concittadino Pietro della Rocca.
Il ritorno degli Estensi nel 1336 segnò l'inizio di un periodo di decadenza per l'insegnamento universitario nella nostra città. Lo Studio non venne formalmente chiuso con un decreto ufficiale, ma alcuni docenti furono allontanati.
La cultura tuttavia aveva valide radici nella nostra città e quindi non restò, del tutto soffocata. Non soltanto non mancarono giuristi, medici e letterati insigni, ma neppure venne sospeso del tutto l'insegnamento universitario, poiché si ha notizia documentata di numerosi corsi di pubbliche Letture, tenute a spese del Comune secondo la prescrizione statutaria.
Si son potuti ricostruire gli elenchi dei Lettori di Legge e di Arte Notarile, di Grammatica e di Umanità, di Filosofia e di Logica (medicina), che dimostrano una continuità dell'insegnamento superiore dal Trecento al Seicento.
Fra i lettori vanni ricordati Pietro Balugola e Tommaso Falloppia, chiamati dal Pubblico Consiglio, rispettivamente nel 1454 e 1480, i lettori di Grammatica ed Eloquenza Bartolomeo Casuto, Simon da Pavia e altri, i maestri di Grammatica, chiamati dal Comune, Gasparo Tribaco e Bernardino Sassoguidano e stipendiati anche da privati, Marco Antonino da Crotone, per l'insegnamento della lingua greca, e Francesco Porto, cretese, che dal 1536 al 1546 tenne il suo insegnamento nella Sala dei Notai nel palazzo del Comune.
Dal 1544 tenne cattedra il grande concittadino Carlo Sigonio, fino al 1551, anno nel quale passò a Venezia. Nel 1583 insegnava Grammatica Camillo Coccapani, ma non esistendo lettori di altre discipline, i giovani erano costretti a recarsi in atre Università per abilitarsi all'esercizio di professioni scientifiche.
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