CENNI STORICI3. Il Seicento. Matematica e Storia.
Il trasferimento della Corte estense da Ferrara a Modena, nuova capitale del Ducato (1598), fece risorgere nei Modenesi la speranza che non vi fossero pi` ostacoli al risorgere ufficiale dello Studio cittadino.
Vennero infatti iniziati subito progetti e tentativi (Fontana, 1607 e Borghi, 1663-69), che per varie ragioni non poterono approdare subito ad un risultato concreto, raggiunto però nel 1678, quando le pubbliche Scuole che formavano lo Studio vennero, per generosi contributi di privati e del Comune, ristabilite e furono istituiti corsi di filosofia, di matematica e di diritto.
Lo Studio modenese vide accrescere in brevissimo tempo le sue cattedre, tanto che il 5 novembre 1682 il Duca Francesco II poteva essere presente alla solenne inaugurazione della rinnovata Universit` ed ascoltare l'orazione accademica tenuta da Bernardino Ramazzini, chiamato ad insegnare medicina. Nel 1683 il Comune comperava per 100 doppie dall'Imperatore Leopoldo I la licenza di conferire lauree, privilegio che venne in prosieguo di tempo confermato dalle bolle di Benedetto XIII e di Clemente XIV. Nel 1685 venivano dati all'Università nuovi e più organici Statuti, che fissavano nel numero di dodici le cattedre per l'insegnamento del Diritto Civile e Canonico, della Medicina, della Filosofia e della Matematica. Il rinnovato Studio ebbe rapidamente particolare rinomanza per il valore dei suoi Docenti. La difficoltà della citazione sta appunto nella scelta: ricorderemo soltanto Bernardino Ramazzini, fondatore della medicina del lavoro; Francesco Torti, autore di un trattato classico sulla malaria e sulla sua terapia con la corteccia di china; Giovanni Cinelli, docente di favella toscana: Michelangelo Fardella, fisico e metafisico; G. Battista Boccabadati, giurista e matematico; Lazzaro Spallanzani, il noto fisiologo.
Furono scolari fra i più illustri di quel tempo Ludovico Antonio Muratori, il padre della storia italiana, che si laureava in Giurisprudenza nel 1694 e Carlo Goldoni.
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