CENNI STORICI5. L'Ottocento. Ingegneria e Veterinaria.
Durante il periodo della occupazione francese nel 1796 l'Università subì varie trasformazioni, che ne compromisero seriamente l'esistenza, ma il Comune ne tutelò energicamente i diritti e l'integrità, rivendicando l'origine privata del patrimonio degli Studi, che la Comunità aveva il dovere di conservare e migliorare.
Ebbe dapprima la denominazione di Liceo ed in seguito fu privata della facoltà di concedere lauree (1804). Ma la parentesi fu breve e gli insegnamenti non vennero comunque completamente aboliti. Con la Restaurazione Estense (1814) il Duca Francesco IV fece immediatamente riaprire l'Università nelle forme in cui era giunta alla fine del Settecento, riservandosi però la nomina del Rettore.
Impartirono i vari insegnamenti nella prima metà del secolo XIX Paolo Ruffini, chiarissimo medico e insigne matematico, al quale molte scoperte deve la scienza algebrica, il celebre botanico conte Filippo Re, a cui successe nel 1817 Giovanni Bignoli da Brunnhoff.
Nel 1821 le agitazioni studentesche portarono alla chiusura della Università e indussero Francesco IV ad una nuova riforma, posta in atto nel 1825, nell'ambito della quale, oltre ad un rimaneggiamento degli insegnamenti, va ricordata anche la decisione, suggerita evidentemente da ragioni politiche, di obbligare gli studenti a vivere in Convitti, veri e propri collegi in cui si entrava soltanto a seguito di particolari requisiti politico-sociali e che consentivano il pieno controllo degli studenti, dimostratisi politicamente turbolenti negli anni precedenti.
I Convitti erano tre: Legale, Medico e di Cadetti Pionieri; ad essi corrispondevano i corsi di laurea in Legge, in Medicina ed in Fisico-matematica ed Ingegneria.
Per gli Studi Veterinari nel 1827 venne riaperta la Scuola di Zooiatria che, dopo avere avuto maestro l'illustre zooiatra Luigi Le Roy (1804), era stata soppressa nel 1807, ed in questo periodo ebbero nuovo incremento l'Orto Botanico, il Gabinetto di Fisica, il Museo Anatomico e vennero istituiti il Museo di Storia Naturale, quello Zooiatrico e l'Osservatorio astronomico.
Nel 1848 i moti rivoluzionari apportarono una nuova modificazione alla nostra Università: il Governo Provvisorio, ristabilendo la forma tradizionale dell'insegnamento ed abolendo i Convitti, affidava ad una Commissione lo studio di una riforma. I lavori furono proseguiti anche dopo il ritorno del Duca a Modena.
Nel novembre 1848 la Scuola di Veterinaria, che era rimasta privata dal 1814 al 1826, e dichiarata pubblica da Francesco IV, ma autonoma, faceva il suo ingresso nella compagine universitaria, venendo aggregata alla classe medica.
Nel 1849 la Commissione poteva esporre il nuovo progetto di ordinamento degli studi. La fisionomia che viene ad assumere l'Università, profondamente modificata negli ordinamenti e nello spirito informatore, è indubbiamente quella di un Ateneo già molto vicino alla concezione moderna: aumentato di numero le cattedre e ampliato il quadro di quelle scientifiche.
L'ordinamento Tramontini, come lo potremmo chiamare dal nome del presidente della commissione, rimase sostanzialmente immutato fino alla fine del dominio estense, poiché più che di riforma, nel 1865 si deve parlare di qualche ritocco alla distribuzione degli insegnamenti nella Facoltà medica e nella Scuola di agrimensura ed al mutamento di nome di qualche altro nella Classe fisico matematica.
Il giorno 11 giugno 1859 Francesco V abbandonava per sempre Modena.
La direzione dell'Università venne immediatamente assunta dal grande chimico Francesco Selmi, che apportò assieme a Luigi Carlo Farini le necessarie direttive per il periodo di trapasso.
In tale epoca cessava di appartenere all'Università la Facoltà di Teologia, che passava al Seminario sotto le dipendenze del Vescovo.
Unificata l'Italia, si procedette al riordinamento delle Università, uniformando l'insegnamento nei vari Atenei italiani. In quest'occasione la Facoltà Fisico-matematica venne trasformata in Facoltà di Scienze fisiche, matematiche e naturali.
Il periodo tra il 1862 e 1887 e il 1893 furono momenti di grande tribolazione ed ansie per le sorti dell'Università di Modena, energicamente difesa dai cittadini a riprova dell'attaccamento alla propria Università, memori delle antiche origini comunali dello studio.
Successivamente l'organizzazione degli studi andò migliorando e si ampliarono le possibilità dei laboratori scientifici, sistemandoli nel palazzo di S. Eufemia, già caserma dei Dragoni ducali (1895).
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