Pensieri sulla pittura

di Graham Sutherland

Ritengo sia negativo, per un pittore, cercare di spiegare la sua opera: in questo modo egli spreca delle energie che potrebbe impiegare più proficuamente nel dipingere; oppure, soccombe alla tentazione di nazionalizzare i processi intuitivi della sua mente. Tuttavia, ci sono dei momenti in cui egli può fornire forse qualche utile informazione; ma questo è il massimo che l'artista può fare. La pittura, ovviamente, dovrebbe spiegarsi da sè; ma per motivi cui accennerò in seguito, non è facile percepire con immediatezza le particolari qualità vitali di certi generi di pittura contemporanea. Forse ci si potrebbe accostare ad essi usando gli strumenti propri di altre arti, sebbene spiegare un'arte nei termini di un'altra possa risultare disastroso, se si tenta di instaurare esatti paralleli. Ma i motivi di taluni generi di poesia possono tuttavia aiutare a chiarire gli orientamenti del particolare tipo d'arte cui intendo riferirmi. Spesso si sente parlare di pittura poetica, di pittori dall'ispirazione genuinamente poetica, di pittori dotato di senso lirico, e così via: dipingere, è vero, può essere visto a volte come l'equivalente del comporre versi. Ma non sto parlando di poesia in questa accezione; spesso ciò che si intende per pittura poetica si rivela in modi assai vari, ad esempio nell'amore per ciò che è ideale, in una luce trasfigurante e melanconica, in tono sovraccarico e inquietante, o in un'atmosfera forzata e irreale. Non intendo questo; mi riferisco invece alla poesia in un'accezione più ampia: quella poesia che illumina il significato e la natura delle cose, quella poesia che aggiunge agli oggetti un significato che trascende quello originario, e ne definisce l'essenza. Quando Eschilo ci dice che "la polvere è la sorella assetata del fango" noi abbiamo un'intuizione immediata della natura della polvere. Personificando fango e polvere è possibile trasmettere, con economia di parole, l'essenza di enrambi. Allo stesso modo, nel campo della pittura, Picasso nel suo "Donna che piange", con un procedimento intenzionale - una specie di indagine dell'estemo e dell'intemo - sottolinea e dà forma, nel suo materiale, all'essenza stessa del dolore. Sia Eschilo sia Picasso dunque, ciascuno nel suo personale stile, hanno aperto uno spiraglio sulla natura delle cose e delle emozioni. Sotto questo aspetto può essere interessante guardare la donna digrignante di Picasso tenendo a mente le parole di Eschilo: "Il dolore morde". Intendo prendere in esame, qui, solo certi tipi di pittura contemporanea; non, ad esempio, la pittura rigorosamente astratta, che si occupa piuttosto di forme e colori nella loro purezza e nella loro collocazione spaziale, ma la pittura che, in apparenza astratta o parzialmente tale, è in realtà strettamente legata alla realtà e preoccupata di osservarla secondo una nuova angolazione. Viene da chiedersi per quale cammino un pittore di questo tipo giunga alla creazione delle sue immagini; ma il processo di "trasfusione" è misterioso e difficile da definire con precisione: tutt'al più si può provare ad accennarvi. La prima reazione, natura mente, avviene tramite l'occhio. Uscendo per una passeggiata ci si trova circondati da innumerevoli cose, delle quali, però, solo alcune ci colpiscono, quasi in risposta a un inespresso bisogno dei nostri nervi. E non ci colpiscono sempre le stesse cose: mi è capitato tal volta di notare delle giustaposizioni di forme a lato della strada e, ritornando nello stesso posto un settimana dopo, di non ritrovarle. Solo nel momento della prima percezione esse avevano per me un significato. Talvolta mi capita di buttar giù un appunto che, anche solo se abbozzato, mi tornerà poi molto utile: in questo modo infatti posso portare a casa con me il mio soggetto, come l'ho visto. Se sono in grado di reagire ad esso con pienezza, senza preconcetti, è come se non l'avessi mai visto prima. Una volta nel mio studio la mente ritoma a quell'incontro; non ha importanza se esso è avvenuto un'ora prima o anni prima: l'emozione che provo è la stessa della prima volta. L'immagine si dissolve; talvolta gli oggetti perdono il loro sfondo abituale e le relazioni con esso, e sembrano allora aggregarsi e subire una redefinizione nell'occhio della mente, che dà loro nuova vita e nuova forma: avviene una sostituzione, un mutamento, e sento che questo processo di assimilazione è valido soltanto se è riuscito a conservare, fissandola sul materiale - tela e colori -, la sensazione di quella presenza originaria, nella sua forma nuova e ora immutabile. Non mi è possibile addentrarmi ultenormente nella spiegazione di questo processo; rischierei infatti di incorrerre in quella nazionalizzazione dei processi mentali - spesso irrazionali e sempre misteriosi - a cui accennavo prima. In ogni caso qualcosa del genere avviene ugualmente: è impossibile procedere per generalizzazioni quando si cerca di definire ciò che ci ispira.
Graham Sutherland "Parafrasi della natura e altre corrispondenze"
Pratiche Editrice, Parma, 1979