Introduzione

Questo primo Rapporto prende in esame le principali caratteristiche dei quasi 10mila laureati che hanno concluso gli studi nel 1994 presso le quattro università che costituiscono la parte preponderante dell'intero sistema universitario della regione Emilia Romagna. Si tratta di 6777 laureati a Bologna, 490 a Ferrara, 930 a Modena, 1719 a Parma.
Formalmente si tratta di un collettivo che ha concluso gli studi in anni accademici differenti (sessione straordinaria dell'anno 1992/93 e sessioni estiva ed autunnale dell'anno 1993/94). Il riferimento all'anno solare è stato adottato per rendere più agevoli i confronti possibili con le rilevazioni Istat a livello nazionale.
Il complesso delle facoltà e dei corsi di laurea coinvolti (il termine temporale di riferimento, l'anno solare 1994, come è noto non consente di estendere la riflessione ai diplomi universitari), fa sì che i laureati esaminati rappresentino un terreno d'indagine ben più esteso del pur ragguardevole 11 per cento del complesso della produzione nazionale di un anno.

L'indagine è dovuta al Gruppo di Lavoro Interuniversità nato dalla collaborazione convinta dei quattro atenei attorno ad un più ampio progetto di studi e di realizzazioni comuni, al quale intende concorrere la Regione Emilia Romagna, che ha condotto - fra l'altro - all’avvio di AlmaLaurea regionale (la banca dati laureati e diplomati dell'intero sistema universitario regionale).
I primi passi compiuti dal Gruppo di Lavoro hanno dovuto preliminarmente fare i conti con non sempre agevoli, e ancora non del tutto risolti, problemi di comparabilità delle differenti documentazioni amministrative, di sintonizzazione dei rispettivi centri di elaborazione, di diversità nelle procedure adottate dalle segreterie di facoltà, ecc. Tutto ciò ha suggerito di limitare questo primo impegno di approfondimento alla presentazione della documentazione e delle elaborazioni distintamente per ogni ateneo.
Eppure si è trattato di primi passi importanti che, seppure hanno potuto tradursi solo parzialmente in questo primo Rapporto, hanno posto solide premesse per l'ampliamento, la qualificazione e l'approfondimento di studi analoghi che seguiranno annualmente.
Le riflessioni che questo Rapporto consente, oltre alle principali caratteristiche dei laureati (compresa la carriera di studi pre-universitaria), sono concentrate particolarmente sulla riuscita negli studi, esaminata attraverso l'analisi della regolarità negli studi stessi, dell'età e della votazione ottenuta agli esami ed alla laurea.
Non appena la sistematica rilevazione sui laureati, prevista nel Progetto complessivo e già avviata in tutte e quattro le sedi, si consoliderà comprendendo un intero anno l'indagine si arricchirà e si estenderà alle condizioni per la riuscita (approfondendo, fra l'altro, il ruolo della famiglia di origine) ed alle valutazioni del laureato circa la propria esperienza universitaria assieme alle attese e alle prospettive del dopo laurea.
E' opportuno ricordare che quella condotta in questo Rapporto è un'analisi per contemporanei: un'analisi cioè che considera gli eventi (le lauree) verificatisi nello stesso anno prescindendo dal momento in cui è iniziato il processo formativo: inizio che può risalire anche molto indietro nel tempo (fra i laureati esaminati c'è chi ha concluso gli studi universitari dopo 29 anni!). Dunque l'analisi condotta se consente ampie valutazioni sul prodotto finito di un determinato anno, ha tuttavia il limite di prescindere dai diversi punti di partenza dei laureati, dunque dalle modifiche che possono avere riguardato il processo formativo di ciascuno di loro prima e durante l'accesso all'università, l'articolazione dell'offerta formativa proposta nel tempo da ciascun ateneo, l'organizzazione dei piani di studio delle singole facoltà e dei diversi corsi di laurea, la diversa ricettività del mercato del lavoro rispetto ai diplomati di scuola media superiore o ai laureati, ecc. D'altra parte l'alternativa a questo tipo di analisi, possibile con l'analisi per generazioni e per ora sperimentata in qualche rara realtà, è fra gli obiettivi del Gruppo di Lavoro ma non sembra ancora possibile in tempi brevi su scala regionale.
L'utilizzazione come misura di sintesi della media aritmetica comporta come è ben noto qualche cautela, particolarmente nell'analisi della durata degli studi. Infatti tale misura, influenzata com'è dai valori estremi (nel caso specifico quelli superiori: in alcune facoltà, come si è detto, si registrano casi in cui l’iter degli studi supera i 20 anni), tende ad accentuare la durata degli studi. Per questo motivo assieme alla media, comunque importante per finalità amministrative, è stato introdotto anche il valore della durata mediana, che infatti risulta inferiore particolarmente, come si noterà, nel corso di laurea in Medicina e chirurgia di tutti e quattro gli atenei (cfr. Note metodologiche). il commento nel testo è limitato ai valori assunti dalla durata media.

Nel Rapporto si sono sperimentalmente esaminate le principali caratteristiche dei laureati ed alcuni indicatori di merito limitatamente alla sola popolazione stabile, a quella cioè comprendente i laureati che hanno compiuto l'intero iter formativo (almeno) all'interno dello stesso ateneo. Anche in questo caso la difformità della documentazione disponibile fra le quattro sedi consente solo approfondimenti parziali. Ma è evidente il tentativo di pervenire a valutazioni dell'efficienza interna di ciascuna sede al riparo da effetti di distorsione tanto più rilevanti quanto maggiore risulta la quota di laureati provenienti da altre sedi, o che abbiano cambiato facoltà o corso di laurea, ecc.
In questo primo Rapporto abbiamo privilegiato la essenzialità nella presentazione della documentazione di maggiore interesse (le elaborazioni sono dovute all'ottimo lavoro di Daniela Giacobazzi, Simona Rosa e Giorgio Fontana), limitandoci a suggerirne alcune semplici chiavi di lettura e ricorrendo ampiamente a rappresentazioni grafiche. Analisi, approfondimenti e valutazioni più articolate saranno possibili tenendo conto della specificità delle differenti situazioni, oltreché dei suggerimenti e delle osservazioni che certamente non mancheranno.
Ma alcuni aspetti più generali emersi nello studio compiuto, e verificati seppure in misura differente in tutti e quattro gli atenei, ci pare meritino fin d'ora qualche breve riflessione.

  1. In tutti e quattro gli atenei della regione (sia pure in misura differente, e con la cautela dovuta alla parziale diversità fra le sedi della documentazione cui si fa riferimento) la regolarità degli studi risulta più ridotta di quella complessiva dell'università italiana che nel 1993 vede laurearsi in corso 17 studenti su cento. Consistenti differenziazioni si registrano fra facoltà e in quest'ambito fra differenti corsi di laurea. Comunque, alla minore regolarità fa riscontro la maggiore riuscita che, infatti, nel complesso degli atenei emiliano-romagnoli nel 1992 risulta pari al 43,1 per cento iscritti al I anno 5 anni prima rispetto al 35,3 per cento dell’intero sistema universitario nazionale.
    D'altra parte è noto che la differenza fra durata legale e durata effettiva degli studi è tanto diffusa, così radicata e crescente nel sistema di istruzione superiore del nostro Paese da far ritenere fisiologico un ritardo alla laurea contenuto entro i due anni.
    Dato il contesto dell'università italiana risulterebbe indubbiamente fuorviante attribuire alla sola regolarità degli studi significati sulla qualità della formazione impartita; in ogni caso si pongono delicati interrogativi riguardanti l'organizzazione dei corsi di laurea, il carico didattico, la domanda d'istruzione superiore avanzata da quanti lavorano, l'azione di orientamento nei confronti dei giovani e delle loro famiglie, ecc..

  2. Regolarità negli studi universitari e voto di laurea risultano ovunque fortemente correlati con la votazione acquisita alla maturità e ciò indipendentemente dal tipo di scuola superiore di provenienza. Infatti al crescere del voto di maturità aumenta la proporzione dei laureati che concludono gli studi secondo la durata prevista dagli ordinamenti, ed aumenta in modo regolare il voto medio di laurea.

  3. L'esame delle votazioni di laurea consente di dimensionare l'ampiezza della difformità di valutazione che caratterizza le diverse facoltà anche all'interno del medesimo ateneo. Si va da facoltà che hanno laureato 56 studenti su cento con 110 e lode ad altre che la votazione massima l'hanno attribuita a non più di 4 studenti su cento.

  4. L'analisi delle votazioni di laurea evidenzia la tendenza all'appiattimento delle medesime sui valori massimi per effetto dell'incremento attribuito dalle commissioni esaminatrici in sede di discussione della tesi.

Andrea Cammelli, Università di Bologna
Alessandro Bruni, Università di Ferrara
Ivonne Ronchetti e Gianni Ricci, Università di Modena
Lamberto Soliani, Università di Parma