La casa di Augusto L'abitazione del primo imperatore di Roma non fu, come ci si potrebbe aspettare, ricca e sfarzosa. Augusto, infatti, preferí abitare in una dimora senza particolari caratteristiche, costituita da piú case. Dice Velleio Patercolo (Historiae, 2, 8 1): « Dopo la vittoria (ci si riferisce alla vittoria navale del 36 a.C. contro Sesto Pompeo) Cesare Ottaviano, ritornato in città, acquistò per mezzo di intermediari numerose case per ampliare la sua. Ma promise di destinarle ad uso pubblico e di costruire un tempio di Apollo e intorno ad esso portici».
Ancora meglio ci spiega Suetonio (Augusti vita, 72, 73): «Augusto abitò in un primo tempo presso il Foro Romano, sopra le Scale Anularie, nella casa che era stata dell'oratore Calvo. Successivamente si trasferí sul Palatino, ma sempre in una casa modesta, appartenuta ad Ortensio, né ampia, né lussuosa: difatti vi erano solo brevi portici con colonne di pietra albana (peperino) e stanze senza pavimenti marmorei o mosaici particolarmente artistici. Per piú di quarant'anni dormí nella stessa camera da letto, d'estate come d'inverno, e per quanto avesse notato che l’inverno in città non giovava aria sua salute, pure lo passò sempre nell'Urbe. Quando voleva trattare qualche cosa in segreto o senza essere disturbato, si serviva di un luogo particolare, posto in alto, che chiamava Siracusa e laboratorio e andava lí o nella vita suburbana di qualche suo liberto. Quando si sentiva male andava a dormire in casa di Mecenate... Le ville ampie e fastose lo infastidivano, e rase al suolo quella che sua nipote Giulia aveva fatto erigere con grande spesa... Possiamo constatare anche adesso la modestia delle sue suppellettili e del suo arredamento, guardando i letti e le tavole che ci rimangono e che, nella maggior parte, hanno a stento l'eleganza di quelle di un privato cittadino. Si dice anche che dormisse su un letto semplice e non molto soffice».
Quanto descritto coincide perfettamente con i resti delle case tardo-repubblicane scavati sul Palatino. Una di queste, attualmente visitabile, è quella comunemente conosciuta come appartenente a Livia. Ciò che di essa rimane è ben poca cosa. Da un corridoio originariamente di second'ordine e ad un livello piú basso rispetto a quello degli edifici circostanti, si accede ad un cortile rettangolare. Siamo in un'ala secondaria, che doveva in origine essere messa in comunicazione con l'atrio mediante il tablino. Proprio l'esame di questo ambiente e degli altri due ad esso adiacenti ha posto in luce la storia di questa casa, rivelando murature piú antiche, appartenenti all'originaria Casa di Ortensio, successivamente rimaneggiate e ricoperte in epoca augustea dalle belle pitture giunte fino a noi.
La decorazione della Casa di Livia costituisce uno degli esempi piú interessanti della pittura d'età augustea. Architetture in prospettiva fanno da sfondo a soggetti mitici, in molti casi copie su parete di celebri quadri andati perduti. La stanza meglio conservata è d tablino, la cui parete di destra è divisa in riquadri da cornici e colonne. Nello spazio centrale, che imita una finestra aperta, è dipinta la leggenda di lo, giovane sacerdotessa di Giunone amata da Giove e per questo imprigionata dalla dea gelosa. Incaricato della sua custodia era Argo, uomo dai cento occhi che Giove, mediante Mercurio, riuscí ad uccidere, liberando cosí la fanciulla, assunta dopo altre avventure nell’Olimpo.
Scenette di genere, elementi decorativi, sfingi, divinità alate ed un bellissimo porticato adorno di ricche ghirlande di fiori e frutta completano la decorazione delle pareti, secondo un motivo assai caro ai Romani che amavano allietare la vista ornando le pareti con finte architetture dalle quali si intravedevano giardini lussureggianti, fiori, volatili ed altre amenità, tanto criticate dal noto architetto Vitruvio che le condannava come espressione di ciò che «né esiste, né può esistere».
Questa casa, forse abitata da Livia Drusilla, moglie di Augusto e madre del futuro Imperatore Tiberio, è contigua ad altre case d'età repubblicana, incluse successivamente in un edificio piú ampio: la Casa di Augusto. Siamo in prossimità delle Scalae Caci, del tempio di Apollo e della "Casa" di Romolo, proprio come descritto dalle fonti e confermato dall'esame stesso dei resti.
Ambienti d'abitazione piccoli, apportati e molto austeri lasciano il posto ad altri maggiori, di rappresentanza, in prossimità del tempio di Apollo. In un'area in posizione elevata rispetto al resto pare quasi di riconoscere il Laboratorio ove l'imperatore si ritirava quando desiderava meditare in tranquillità. La decorazione delle pareti è in linea con le precedenti, architetture ispirate a scenografie teatrali si alternano a rappresentazioni di santuari agresti e a raffinati motivi vegetali.
L'immagine piú bella della Casa di Augusto è comunque quella suggerita dai versi del poeta Ovidio (Tristia, 3, 1, 31-48), il quale ci informa che ai lati della porta esistevano due allori e sull’architrave era infissa una corona di quercia con le parole «per aver salvato i concittadini». Cosí la vediamo raffigurata su alcune monete contemporanee.