Agenda di lavoro
Nell'ampio quadro di motivazioni e di prospettive, che ben qualificano la presenza del gruppo di lavoro Cultura delle differenze e studi delle donne tra le iniziative potenzialmente più caratterizzanti i processi di trasformazione e di rinnovamento in atto nell'Università, si è imposta la necessità di tracciare un'Agenda di lavoro per definire le aree, i temi, i tempi, i modi d'intervento del GdL in adempimento del proprio mandato istitutivo ed anche in risposta a tutta una serie di sostanziali aspettative, già mature all'interno del mondo universitario. Mentre l'istituzione universitaria procede giorno dopo giorno inseguendo molteplici scadenze ed iniziative, a livello centrale ed a livello locale, sotto l'impulso di un'aspirazione diffusa al cambiamento, di nuove articolazioni normative, di accelerazioni di vario genere e natura, in un clima di transizione che fa avvertire l'urgenza di soluzioni più stabili ed ordinate, il GdL si muove nel duplice senso di coordinare il proprio lavoro di acquisizione di dati e di specifiche conoscenze dell'intero sistema, di riflessione critica e di progettazione a medio e lungo termine con la risposta tempestiva e puntuale alle più rilevanti questioni, che i processi decisionali in atto impongono senza possibilità di dar luogo a rinvii indeterminati.
Una prima urgenza, già sotto gli occhi di tutti, è quella posta dalla consultazione avviata dal MURST sul Rapporto finale del GdL Autonomia didattica e innovazione dei corsi di studio di livello universitario e post-universitario, coordinato da Guido Martinotti. Come si è detto, il Rapporto finale ha accolto una serie di sollecitazioni rappresentategli dal GdL Cultura delle differenze e studi delle donne facendo così esplicito riferimento alla nuova configurazione di “un'università in cui è anche necessario dare spazio alla cultura di genere” sia per la diffusione da quest'ultima raggiunta nella società, sia per “riporre maggiore attenzione alle esigenze specifiche delle donne, che rappresentano oggi una porzione maggioritaria del corpo studentesco”, sia per l'avvio improrogabile di un trend sensibile alla sostanziale necessità di un conseguente mutamento “dei rapporti quantitativi di genere” ai diversi livelli dell'istituzione universitaria. Questa prima enunciazione, accolta dal Rapporto finale, dev'essere sostenuta, incrementata e indirizzata verso proposte concrete sui problemi cruciali già enunciati nel paragrafo L'università delle autonomie del documento "Linee guida"(pluralità dell'offerta formativa, flessibilità curricolare, sistema dei crediti, appoggio ai processi innovativi bottom up, ordinamenti didattici, orientamento, tutorato, ecc.).
La presenza e la qualità degli W&GS (sotto il profilo dello studio teorico, dell'impostazione delle problematiche generali e dell'adozione di soluzioni operative concrete) nel progetto formativo, nell'organizzazione didattica, nella politica delle pari opportunità possono e devono diventare elemento non trascurabile nella differenziazione competitiva tra gli Atenei, nella loro commisurazione agli standards europei ed anche nell'auspicata mobilità delle risorse umane all'interno del sistema universitario.
Per tali ragioni il GdL Cultura delle differenze e studi delle donne considera un terreno strategico quello della valutazione (interna ed esterna) dell'efficacia e dell'efficienza raggiunte ai diversi livelli nel sistema di autogoverno dell'istituzione universitaria, anche nella prospettiva di una motivata ripartizione dei fondi di riequilibrio e d'incentivazione. Il GdL, consapevole della necessità di acquisire strumenti essenziali, al presente tutt'altro che compiutamente disponibili, per fondare adeguate conoscenze per il governo del sistema relativamente alle questioni ed alle problematiche di genere, si è rivolto agli Organismi ufficiali preposti alla raccolta e all'elaborazione dei dati statistici nonché al rispetto delle debite garanzie di equità e trasparenza nell'esercizio di tali funzioni per ottenere sempre la disaggregazione dei dati secondo il genere, a tutti i diversi gradi dei rilevamenti statistici relativi alle realtà dell'Università italiana. Ciò costituisce una premessa indispensabile per la valutazione, la programmazione, l'incentivazione quantitativa e qualitativa, gli interventi di correzione delle distorsioni e, soprattutto, la trasparenza nell'indirizzamento del sistema universitario verso determinati obiettivi ritenuti primari.
Parimenti, il GdL ha avviato contatti con l'Osservatorio per la valutazione costituito presso il MURST nella convinzione della necessità di giungere a breve termine all'individuazione di indicatori e parametri di valutazione atti a monitorare il grado e la qualità di presenza - nonché l'andamento - delle questioni relative alle proprie aree e materie d'intervento.
Nell'ambito delle ulteriori trasformazioni che si configurano per il sistema formativo universitario sotto la voce autonomia didattica, il GdL individua come particolarmente urgente e rilevante la duplice questione, ormai anch'essa già posta concretamente dalla legge 15 maggio 1997, n. 127, relativa all'individuazione dei criteri generali per la revisione degli Ordinamenti didattici dei corsi di diploma, di laurea e di specializzazione nonché per la revisione dei settori scientifico-disciplinari in una prospettiva – come recita la norma – “di accorpamento e successivo aggiornamento”. Si tratta anche qui di questioni fondamentali e di scadenze irrinunciabili.
Nella realtà odierna, la poca pertinenza intrinseca e congruità delle aree disciplinari e culturali cui si fa riferimento per determinare la rappresentanza in vari organi consultivi o decisionali, la scarsissima flessibilità dei settori scientifico-disciplinari e delle tabelle dell'O.D.U. vigente rendono molto difficile la ricezione dello spostamento epistemologico in corso in molte discipline e nei rapporti interdisciplinari attraverso una prospettiva analitica che mette in luce la differenza di genere. Ciò provoca un notevole e sempre più evidente ritardo non solo nella ricerca scientifica, ma anche nell'organizzazione della didattica, che ha forti conseguenze sui processi di formazione professionale. Ci si può legittimamente chiedere se l'Università italiana sia, attualmente, in grado di formare le professionalità nuove sempre più richieste negli scambi sociali.
Tali professionalità richiedono di rendere esplicite le implicazioni di genere nell'esercizio di professioni tradizionali (come ad es. quelle giuridiche, economiche, sociologiche) e nelle analisi dei mutamenti strutturali in corso nei sistemi sociali. Le competenze specifiche devono essere formate a più livelli per poter evidenziare gli aspetti fondanti delle relazioni di genere in molti settori. Si può citare, a titolo di esempio, quello giuridico pertinente all'amministrazione della giustizia ed alla regolazione normativa dei conflitti (basti pensare, in particolare, al campo dei diritti della persona, del diritto di famiglia, del diritto del lavoro, della legislazione sulle pari opportunità, ecc.). Subito, possono aggiungersi i settori delle politiche economiche e sociali, delle scienze della comunicazione, della produzione culturale, ma anche quelli – solo apparentemente più “neutrali” – delle scienze naturali, delle scienze mediche, delle scienze architettoniche ed urbanistiche, della progettazione e dell'uso delle tecnologie. Il G.d.L. segue con particolare attenzione l'avvio dei corsi di laurea e delle scuole di specializzazione per la formazione insegnanti. Per la prima volta si profila la possibilità di un rapporto stretto tra università, scuola e territorio e una ridefinizione radicale delle finalità dell'insegnamento a tutti i livelli che metta al primo posto gli obiettivi formativi e non la trasmissione di contenuti disicplinari: questa è anche un'occasione importante per rispensare alla stessa didattica universitaria.
Rispondere a tutte queste necessità comporta non solo la creazione e la salvaguardia di spazi per l'autonomia didattica di singoli/e docenti, ma la formulazione di profili professionali, corsi di studio, ordinamenti tabellari in grado di dare visibilità ed efficacia a queste nuove sfide formative e professionalizzanti, nonché un'idonea organizzazione dei settori scientifico-disciplinari, che presiedono non soltanto all'individuazione delle discipline curricolari, ma anche all'individuazione della titolarità dei docenti ed al reclutamento concorsuale.
Il tema delicato del reclutamento dei docenti universitari, che ha condotto alla formulazione di un disegno di legge tuttora sottoposto all'esame definitivo ed alla ratifica del Parlamento, impone di misurarsi con la straordinaria sproporzione esistente nel rapporto tra docenti-uomini e docenti-donne, specialmente nelle fasce più alte della docenza. A prescindere dai meccanismi concorsuali prescelti, che pure non sono indifferenti per assicurare la selezione dei candidati migliori, in coerenza con il quadro analitico fin qui formulato il GdL ritiene che nel testo di legge sui concorsi o, perlomeno, nei criteri d'indirizzo forniti dal MURST come principi generali dei regolamenti concorsuali da emanare nei singoli Atenei, accanto al riferimento esplicito ai criteri internazionali di valutazione scientifica dei lavori dei candidati e delle candidate venga posto anche quello ai principi, ormai consolidati sul piano europeo, di una tendenziale equiparazione delle carriere.
Anche la ricerca universitaria deve recuperare i ritardi e le forti limitazioni registrate nello sviluppo degli W&GS, così ben visibili invece in campo europeo ed internazionale dove le Università che hanno raggiunto i maggiori traguardi si sono anche costituite in rete per rendere operativamente più efficace la circolazione dei risultati teorici e pratici, degli strumenti di lavoro, dei dati accumulati in una lunga e sempre vivace esperienza di ricerca scientifica. In molti paesi dell'Unione Europea sono stati attuati interventi istituzionali finalizzati a valorizzare gli esiti e le potenzialità di questo settore della ricerca, ritenuto ormai strategico nelle politiche culturali innovative. Nell'immediato, il GdL ha ritenuto d'intervenire in relazione alle nuove procedure di cofinanziamento del MURST per i programmi di ricerca di rilevante interesse nazionale, richiamando l'attenzione del Ministero e del Comitato dei Garanti sui rischi connessi con una perdurante sottostima di quest'area di ricerca, ben riconosciuta invece in sede internazionale. Ciò comporta necessariamente che alla valutazione dei programmi di ricerca, che si qualificano per la relazione intrattenuta con tale area, concorrano revisori anonimi con adeguate conoscenze e comprovata esperienza negli W&GS. Il GdL ha altresì posto la questione di rendere “visibili” tali programmi di ricerca stabilendo per loro una duplice afferenza: sia all'area disciplinare individuata secondo i criteri correnti, sia all'area specifica degli W&GS. Ciò, allo scopo di contemperare il giudizio scaturito da una visione più tradizionale degli oggetti e dei metodi della ricerca con il riconoscimento dell'originalità e dell'efficacia innovativa proprie degli W&GS qualificati.
La volontà espressa dal Ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica di “rendere più efficace e più ampia l'azione di valutazione condotta per tramite dei revisori anonimi” e la sua disponibilità ad “apportare alcune modifiche alla procedura” (“Lettera ai Rettori” del 12.1.1997) hanno aperto al GdL la possibilità di chiedere fin d'ora la sperimentazione di modalità nuove anche con direttive che completino il DM n. 1451 del 4.12.97 per ciò che concerne la presentazione delle domande e la predisposizione dei moduli informatizzati, limitatamente agli aspetti indicati. Il GdL è perfettamente consapevole che fa parte di un'efficace e sostanziale promozione degli W&GS un'adeguata sensibilizzazione della comunità scientifica universitaria ed una corretta e completa informazione circa le possibilità di presentazione dei programmi medesimi e le garanzie offerte dal sistema di valutazione. Ritiene, pertanto, questa sua proposta una positiva sperimentazione in relazione al cofinanziamento MURST relativo all'esercizio finanziario 1998 ed è pronto a suscitare un confronto più organico, in diverse sedi, circa l'individuazione di soluzioni largamente condivise.
Nella realizzazione dei compiti istituzionalmente assegnatigli, il GdL giudica una questione esemplare quella rappresentata dalle diverse nomine effettuate dal MURST (anche su parere di organi consultivi) per la formazione o l'attività di commissioni di studio, di consulenza, di rappresentanza (ecc.). Occorre stabilire per queste nomine la “buona pratica” di garantire un'equa presenza di componenti-uomini e di componenti-donne, tutti portatori di competenze ed esperienze qualificate, ma non degli stessi saperi, visioni o sensibilità né di un'identica apertura alle trasformazioni in atto nella società e nell'università relativamente alle questioni ed alle prospettive di genere. L'attuale composizione dei gruppi di lavoro insediati presso il MURST per coadiuvare l'Amministrazione nella definizione delle strategie di rinnovamento e di propulsione del sistema universitario rende poca giustizia alla partecipazione femminile come dimostrano alcuni grafici inseriti nel documento L'Università di oggi. Quella di domani?.
Il GdL ritiene sostanziale la questione delle nomine non per una mera rivendicazione di parte, ma proprio per quanto fin qui ampiamente esposto. Una correzione almeno parziale delle situazioni di particolare o totale squilibrio dev'essere presa in considerazione senza rinvii ovunque ciò sia possibile; l'adozione di una prassi diversa va disposta con immediatezza. Il GdL considera che tali interventi di correzione delle scelte rispetto al passato e di correttezza nei confronti di un'autentica cultura della parità rispetto all'immediato futuro costituiscano un segno importante ed agevole di coerenza istituzionale e della volontà di far seguire alle buone intenzioni le buone pratiche.
Il GdL non si nasconde che un analogo problema si pone anche per la formazione delle commissioni giudicatrici nei concorsi relativi ai diversi stadi della docenza – commissioni che esercitano non soltanto un potere accademico di scelta, ma anche una funzione di garanzia e di trasparenza nel sistema di selezione per l'accesso alla carriera universitaria o per la sua progressione. Sarà necessario trovare i giusti riferimenti per affrontare tale questione, così come a livello di elezione di organismi rappresentativi nazionali o a quello di designazione di alcuni suoi componenti (come, ad esempio, il Consiglio Nazionale della Scienza e della Tecnica, il Consiglio Nazionale Universitario, il Consiglio Nazionale degli Studenti e le associazioni studentesche rappresentative) un atto d'indirizzo del MURST potrebbe sollecitare l'attenzione e la consapevolezza della comunità universitaria sulle condizioni di un'equa rappresentanza.
Infine, poiché rientra tra le finalità istituzionali del GdL anche “promuovere pari opportunità per le donne, con particolare riferimento all'accesso agli studi universitari”, il GdL si propone di prendere gli opportuni contatti con il Consiglio Nazionale degli Studenti per una collaborazione sui relativi temi del diritto allo studio e delle condizioni di vita e di studio negli Atenei, con particolare riferimento alla componente studentesca femminile.
Le modalità con cui il GdL intende assolvere ai propri compiti non sono solo quelle dell'individuazione di “forme appropriate di collaborazione e di interazione [… ] con gli organismi nazionali e di Ateneo preposti ai processi di riforma in atto dell'università e della ricerca, nonché con i diversi settori dell'amministrazione universitaria” (come recita il DM istitutivo), ma anche quelle di una più generale apertura dialogale verso tutti coloro che operano nell'università con interesse, sensibilità e disponibilità alle problematiche di una reale cultura delle differenze e di una reale corrispettiva cultura della parità, nonché di una effettiva promozione dei W&GS. Il primo passo verso questo rapporto dialogale mediante il quale il GdL vuole costruire le sue conoscenze, elaborare le sue proposte, confrontare le sue strategie è costituito dalla costruzione ed attivazione di un sito web in una prospettiva di funzionalità alla crescita di una linea di politica universitaria relativa alle questioni di genere che non sia soltanto offerta dall'alto, ma richiesta dal basso con convinzione e determinazione, così che essa possa essere assunta nel più breve tempo possibile come una linea portante della futura - ma già prossima - programmazione dello sviluppo dell'Università italiana.