GRUPPO DI LAVORO MINISTERIALE
culture delle differenze e studi delle donne nell'istituzione universitaria

DOCUMENTI DI LAVORO - formazione insegnanti

La formazione all'insegnamento:
nuovi intrecci tra scuola, università e territorio

      Prima ancora che si avvii la cosiddetta "riforma dell'autonomia", l'ambito della formazione delle e degli insegnanti sta per introdurre nelle università italiane numerose novità di grande rilievo. Questo gruppo di lavoro desidera prendere parte attiva al processo di elaborazione e sperimentazione che si sta aprendo, in modo da contribuire secondo l'ottica che gli è propria alla discussione e al confronto che è già in corso, facendosi quindi portatore di un'attenzione particolare per il riconoscimento della pluralità delle culture e dei soggetti e per la valorizzazione degli studi delle donne.

      Da un'analisi della Relazione Illustrativa che accompagna il D.M. 26 maggio 1998 sui "Criteri generali per la disciplina da parte dell'Università degli ordinamenti dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria e delle scuole di specializzazione per l'insegnamento nella scuola secondaria", appare profilarsi una situazione piuttosto complessa, poiché si tratta di cercare un difficile equilibrio tra "paletti" generali fissati centralmente e spazi d'autonomia locale. In presenza degli squilibri di potere che caratterizzano tante situazioni, vi è infatti il rischio di veder prevalere vecchie impostazioni centrate sugli specialismi disciplinari anziché aperture duttili alla nuova ottica globale di una formazione alla professionalità docente che dia priorità alle esigenze già maturate da ciascun soggetto e alle attitudini e competenze di tipo trasversale. D'altra parte, un rapporto più stretto tra università, scuola e territorio e una ridefinizione radicale delle finalità dell'insegnamento a tutti i livelli che metta al primo posto gli obiettivi formativi da perseguire attraverso la trasmissione di contenuti disciplinari è anche occasione importante per ripensare la stessa didattica universitaria.

      Il tessuto cui è possibile rifarsi per un taglio formativo non indifferenziato e non neutro (e che nello stesso tempo contribuisca a cambiare i criteri e i contenuti dei saperi e non soltanto il loro assetto didattico) si radica per altro in anni di lavoro fuori e dentro la scuola e l'università e all'interno dello stesso Ministero della Pubblica Istruzione dove su questi temi da anni lavora il Comitato Pari Opportunità. Tale scambio complessivo tra soggetti diversi ha infatti messo a contatto gruppi e associazioni, agenzie formative, enti e istituzioni di varia natura ed è tuttora il retroterra da valorizzare perché la professionalità docente si inserisca in una prospettiva più ampia di continua formazione e autoformazione di quante/i vivendo e operando in un territorio possono essere protagoniste/i attive/i del processo di cambiamento delle culture.

      Rispetto alla ricchezza di esperienze lo spazio che viene dato alla differenza di genere nei documenti del MURST e del MPI comparsi in questi mesi appare del tutto inadeguato poiché la si riduce alla necessità di "promuovere la costruzione dell'identità personale femminile e maschile". Ma che le esperienze di vita, gli atteggiamenti conoscitivi, le dinamiche psicologiche di donne e uomini siano differenti e che questa differenza sia una risorsa di complessità da affermare e rendere esplicita anche a livello di formazione ai saperi e alle relazioni fra soggetti, è invece - a parere nostro, ma di molte altre voci che si sono espresse in proposito - un elemento fondamentale da far valere in tutto l'impianto del processo pedagogico. Ne discende che il linguaggio stesso deve essere rispettoso della pluralità dei soggetti che nomina: non è accettabile che dopo anni di lavoro in tante sedi culturali e politiche per mettere fine alla cancellazione del femminile in nome di una pretesa valenza universale del maschile vi siano ancora testi ufficiali redatti in tale codice: e dire che anche l'Italia con la Direttiva del 27 marzo 1997 pareva aver recepito l'Agenda di Pechino ed essersi impegnata a rimuovere queste unilateralità maschiliste.

      Nel dibattito degli scorsi mesi (ricordiamo in particolare un incontro organizzato a Milano dal CISEM, Centro per l'innovazione e la sperimentazione educativa) sono state avanzate precise proposte perché sia garantito l'apporto delle molte esperienze e competenze maturate in questi anni in tante situazioni locali, in una logica di effettiva circolazione orizzontale tra i diversi ambiti interessati e senza ricadere in una gerarchia di rapporti che pretenda di sovraordinare l'università agli altri soggetti coinvolti. Si fa riferimento all 'articolo 2 comma 4 che recita "... Per le finalità di cui al presente decreto le università attivano opportune forme di collaborazione con gli enti locali e possono stipulare convenzioni con enti di ricerca e le loro strutture scientifiche, nonché con accademie di belle arti, conservatori, istituti musicali pareggiati, ISEF, istituzioni scolastiche, con particolare riferimento alla programmazione realizzazione di attività di laboratorio e tirocinio. Ulteriori forme di utilizzo, nel corso di laurea e nella scuola, di personale docente in servizio presso le istituzioni scolastiche, con particolare riferimento alla supervisione del tirocinio e al coordinamento del medesimo con altre attività didattiche sono realizzate dall'università sulla base di criteri...". Nell'incontro a Milano erano stati sottolineati i limiti di questo articolo rispetto alla ricchezza culturale espressa dalle diverse agenzie formative non accademiche e oggi che il decreto è stato pubblicato ancora in questa forma occorre studiare tutte le vie per estendere la possibilità di costruire collaborazioni con le Università sulla formazione docente a tutti i soggetti attivi sul territorio che hanno in vario modo sviluppato capacità formative ad ampio raggio, dal campo delle culture di genere a quello dell'educazione ambientale, per citare almeno uno dei casi presi in considerazione nell'incontro del CISEM. Un altro punto discusso erano i criteri per la selezione del personale della scuola che coordinerà le attività di sperimentazione e tirocinio, pensiamo importante che venga dato valore soprattutto alle capacità e competenze maturate tramite l'esperienza, considerandone componente irrinunciabile l'attenzione di genere e per le differenti culture dei soggetti.

      Intanto, in diverse sedi universitarie si sono già fatte molte scelte per impostare le attività dei corsi delle scuole e può essere utile averne conoscenza. Per una maggiore efficacia delle azioni condotte localmente è opportuno che circolino informazioni e che le "buone pratiche" (di cui si possono raccogliere evidenze nelle tante esperienze diffuse) siano valorizzate e aiutino a rafforzare le iniziative anche in situazioni più difficili. Sarebbe utile realizzare una rete di coordinamento e un primo passo a questo scopo può essere la costituzione di un fondo di documentazione presso il CISEM (corso Concordia, 7 -20129 Milano; tel 02 77402940; fax 02 77402941; referente Barbara Mapelli) che si è dichiarato disponibile. Ad alimentarlo occorre però che si attivi un legame incisivo tra momenti centrali e locali, sorretto da un discorso politico forte e da una precisa volontà di fare valere ad ogni livello la prospettiva di genere e l'attenzione per la pluralità dei soggetti.

      Per contribuire a tale processo, questo gruppo di lavoro invita a fare affluire dalle varie sedi universitarie ogni informazione su iniziative già in corso e ogni proposta che si ritenga utile. Il gruppo studierà le forme di amplificazione e diffusione delle esperienze e cercherà di appoggiare iniziative e sperimentazioni.

      Vi preghiamo quindi di segnalarci se nei corsi e scuole attivate presso i vostri atenei sono state programmate iniziative di formazione alla cultura delle differenze e sugli studi delle donne, se docenti sensibili a queste tematiche sono impegnati nelle attività di formazione dei docenti, quali tipi di collaborazione con strutture non universitarie sono state avviate e così via.

      Su un tema in particolare vorremmo da subito raccogliere informazioni: stiamo lavorando alla realizzazione di una collaborazione ad un progetto finanziato dal IV programma delle Comunità europea, volto a far adottare un "codice di genere" alle case editrici. E' nota infatti l'inadeguatezza rispetto a queste tematiche dei libri di testo e spesso nelle iniziative di formazione sono stati analizzati in quest'ottica i manuali più diffusi. Vi preghiamo pertanto di farci sapere se sono previste attività di riflessione sui manuali didattici e, in particolare, su questi aspetti.

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