Titolo dello studio
Fegato Bioartificiale
con epatociti umani e MARS nell'epatite
acuta fulminante: confronto delle metodiche vs. terapia standard
Background
L'epatite fulminante rappresenta una condizione gravata da
elevatissima mortalità in assenza di trapianto, dovuta in circa il 50% dei casi
ad un'infezione da HBV e negli altri casi ad un insieme di altri fattori
eziologici (autoimmune, tossica, criptogenetica). Sono stati fatti, negli anni
scorsi, numerosi tentativi di supporto artificiale. Non esistono tuttavia, al
momento attuale, dati pubblicati relativi ai
trattamenti di supporto artificiale (sia integralmente artificiali che
ibridi) che siano stati ottenuti con una metodologia controllata. In aggiunta,
i sistemi ibridi fino ad ora sperimentati hanno utilizzato cellule di maiale,
relativamente alle quali stanno aumentando le riserve relative alla possibilità
di trasmissione di retrovirus porcini.
Un altro dato di cui tenere conto è che il tempo di attesa
medio per un organo richiesto in urgenza, in area AIRT, oscilla fra le 12 e le
16 ore ed un organo si rende disponibile, entro questo lasso di tempo, nell'80%
dei casi.
Di qui nasce l'interesse di valutare sistemi ibridi che
utilizzino, ad esempio, cellule umane (ottenute da organi idonei al trapianto
ma non utilizzati per svariate ragioni) oppure sistemi artificiali di supporto
come il MARS.
Il disegno di un protocollo di valutazione di questi sistemi (sia ibridi con cellule umane che
MARS) dovrà tenere conto sia dell'eterogeneità delle condizioni da trattare che
del fatto che il trapianto (vera opzione terapeutica salvavita in questi
pazienti) fortunatamente si verifica, nella maggioranza dei casi, in un lasso
temporale ristretto. Nel disegno del protocollo quelli che saranno i parametri
di valutazione dovranno poter essere valutati anche dopo un singolo
trattamento, in quanto è verosimile che
il paziente possa uscire dallo studio entro 8-12 ore dall'arruolamento.
Ricerca accessoria allo studio del fegato bioartificiale,
riguarda la messa a punto di una
bioprotesi, rappresentata dalla matrice biologica acellulare, che funga da
supporto per gli epatociti isolati.
Corollario a questi dati, è la nozione prima ricordata
dell'elevata percentuale di epatiti fulminanti dovute ad infezione da HBV: in
questo contesto, non è ancora stata identificato un protocollo di profilassi
della reinfezione che associ efficacia
ad economicità.
Obiettivi
1.
Valutare l'impatto di un supporto bioartificiale epatico
ibrido (BAL) con epatociti umani e di un supporto completamente artificiale
(MARS) nell'insufficienza epatica acuta da epatite fulminante.
2.
Verificare la possibilità di mettere a punto bioprotesi
innovative per il BAL con epatociti umani
3.
Verificare la possibilità di strategie vaccinali innovative
nei pazienti con infezione HBV
4.
Mettere a punto un test diagnsotico rapido per identificare
l'eccesso di immunosoppressione nel paziente una volta arrivato al trapianto.
Workpackage 1
A) Stesura del protocollo; B) Coordinamento delle varie U.
O. C) Assistenza al trattamento;
D) Elaborazione dei risultati in collaborazione con la varie
U.O. (A-D: Gastroenterologia, Modena); E)
Supervisione degli aspetti etici nella stesura del protocollo e
nell'applicazione dello stesso (Medicina Legale, Varese).
Workpackage 2
A) Coordinamento recupero organi per l'isolamento epatociti
nell'Area AIRT; B) Collegamento con l'area NIT e con l'OCST per l'ottimizzazione delle risorse (A-B: CRT Regione
Emilia -Romagna); C) Coordinamento
della allocazione del p. con epatite
fulminante al Centro logisticemente più vicino e D) Ottimizzazione delle risorse per il recupero dei fegati da
utilizzarsi per l'isolamento degli epatociti (C-D: Centro Nazionale Trapianti).
Workpackage 3
A) Preparazione degli epatociti isolati e del bioreattore
(Clinica Chirurgica di Ferrara e Udine);
B) Messa a punto di una
bioprotesi a matrice biologica acellulare, come supporto per gli epatociti
isolati (U.O. Padova)
Workpackage 4
Trattamento con FEGATO BIOARTIFICIALE:
A) Segnalazione pazienti con epatite fulminante al Centro
Coordinatore B) Trattamento con Fegato Bioartificiale con epatociti umani; C)
Follow-up clinico dei pazienti in protocollo. U.O. coinvolte: Bologna, Modena, Pisa,Torino, Udine.
Workpackage 5
Trattamento con MARS:
A) Segnalazione pazienti con epatite fulminante al Centro
Coordinatore; B) Trattamento con MARS;
C) Follow-up clinico dei pazienti in protocollo. U.O. coinvolte: IsMett e Clinica Chirurgica Roma.
Workpackage 6
A) Messa a punto di una strategia di profilassi
passiva/attiva della reinfezione da HBV nelle epatiti fulminanti che combina
immunoglobuline, vaccinazione anti HBV e terapia antivirale con lamivudina
(U.O. Pisa) ; B) Messa a punto di una strategia di diagnosi precoce di eccessiva
immunosoppressione (U.O. Milano).
PROTOCOLLI DI
TRATTAMENTO:
·
Trattamento con FEGATO BIOARTIFICIALE
1.1. 2 periodi di
trattamento consecutivi di 2 ore ciascuno
1.2. Bioreattore
caricato con cellule di età oscillante fra i 2 e gli 8 mesi
1.3. Pool di cellule isogruppo
1.4. Numero di
cellule per bioreattore: 1,2-1,5x10 alla 10
1.5. Flusso di per
fusione e di plasmaferesi prefissati:
1.5.1 flusso di plasmaferesi: dai 20 ai 100
ml/minuto
1.5.2
flusso di per fusione: dai 200 ai 400 ml/minuto
2. Valutazione
del successo del trattamento alla fine di un singolo trattamento
3. Valutazione
dei pazienti (trattati e controlli) a tempi fissi
3.1
all'arruolamento
3.2
alla fine del periodo di trattamento
3.3
a 6 e 12 ore dalla fine del trattamento
·
Trattamento con MARS
Singolo trattamento, costituito da
1 2 periodi di
trattamento consecutivi di 6 ore ciascuno
2 Valutazione del
successo del trattamento alla fine di un singolo trattamento
3 Valutazione dei
pazienti (gruppo trattato e controllo) a tempi fissi:
3.1
all'arruolamento
3.2
alla fine del periodo di trattamento
3.3
a 6 e 12 ore dalla
fine del trattamento
Trasferibilità
Maggiore elemento qualitativo di questo progetto è la
possibilità di valutare, per la prima volta, la performance delle cellule
epatiche umane come supporto ad una funzione epatica fallimentare per
un'epatite fulminante. Una volta dimostrata l'efficacia degli epatociti umani a
sostenere la funzione epatica, sono soprattutto due le situazioni a cui l'esperienza guadagnata con questi
dati potrebbe essere utilmente
trasferita:
1)
l'utilizzazione degli epatociti umani (primari o ottenuti dopo
dedifferenziazione di cellule staminali) per il trapianto di cellule;
2)
supporto all'insufficienza epatica acuta che si instaura su
una patologia epatica cronica.
Per quanto riguarda il MARS, la trasferibilità è altrettanto
ipotizzabile per il secondo punto, nell'ottica di valutazione di un supporto
dell'insufficienza epatica acuta su patologia cronica.