17. Dispositivi di ingresso e uscita |
|
Un calcolatore per essere adeguatamente utilizzato
deve disporre anche di opportuni meccanismi per dialogare con
l'utente: i vari dispositivi dedicati a questo compito vengono
chiamati unità di ingresso e uscita. Nei primi calcolatori, questi
dispositivi erano abbastanza primitivi poiché tutta l'attenzione era
rivolta alla realizzazione della CPU e delle unità di memoria. Mano
a mano che la diffusione e la commercializzazione del calcolatore ha
portato ad un suo utilizzo anche da parte di personale non
specializzato, è stato necessario introdurre unità di ingresso e
uscita di maggiore semplicità nell’impiego. Oggi tutti i calcolatori
offrono diversi dispositivi che rendono pratico e "amichevole" il
dialogo con questo strumento. |
|
Fig. 122. Dispositivo di
ingresso a due bit realizzato mediante due interruttori. Un semplice
interruttore permette di inserire informazioni in forma binaria. Nei
primi calcolatori l'inserimento dei dati e del programma era assai
scomodo poiché avveniva cambiando la posizione di numerosi
interruttori o modificando i cavi di collegamento tra le diverse
unità di calcolo. |
|
|
Fig. 123. Dispositivo di
ingresso per convertire numeri decimali in binario. Nei primi
calcolatori, per facilitare l’inserimento di dati numerici venivano
utilizzati anche particolari interruttori a rotazione di tipo
decimale. Ruotando manualmente le diverse ruote su cui erano
indicate le cifre era possibile inserire un numero in notazione
decimale. Ogni ruota controllava minuscoli interruttori in grado di
trasformare il numero decimale in segnali di tipo binario. |
|
|
Fig. 124. Un dip switches
con 8 interruttori. Sebbene oggi gli utenti dei calcolatori siano
abituati a sistemi di ingresso molto più raffinati degli
interruttori (come, ad esempio, la tastiera e il mouse), il loro uso
non è del tutto scomparso. Attualmente gli interruttori vengono
utilizzati per configurare saltuariamente i calcolatori e vengono
detti dip switches. |
|
|
Fig. 125. Lampadina a
filamento e lampadina al neon. Una semplice lampadina a filamento
permette di visualizzare un'informazione di tipo binario (0, 1,
oppure vero o falso). Nei pannelli controllo dei primi calcolatori
(ad esempio, nel calcolatore ENIAC), al fine di risparmiare corrente
elettrica e per una maggiore affidabilità venivano utilizzate
lampadine al neon. |
|
|
Fig. 126. Alcuni led. I
primi led furono prodotti nel 1962. Sono un dispositivo realizzato
con la tecnologia dei semiconduttori e costituiscono una sorta di
minuscole lampadine in grado di emettere luce di un dato colore.
|
|
|
Fig. 127. Display nixie.
Per la visualizzazione delle informazioni numeriche venivano
impiegati dei dispositivi simili alle valvole termoioniche, detti
tubi nixie. Ogni tubo poteva visualizzare una qualsiasi
cifra, i cui tratti erano evidenziati mediante scariche elettriche
tra elettrodi metallici opportunamente sagomati secondo un principio
simile a quello dei tubi al neon. |
|
|
Fig. 128. Scheda
perforata per calcolatore. Le schede perforate e il lettore di
schede hanno rappresentato uno dei dispositivi di ingresso più
comuni nei primi calcolatori e il loro uso è durato fino alla metà
degli anni '70. La storia delle schede perforate è molto lunga e
risale all’800. Infatti, erano state introdotte e ampiamente
sperimentate negli Stati Uniti da H. Hollerith alla fine del '800
per la raccolta e gestione dei dati mediante le tabulatrici durante
le operazioni di censimento. Ancora prima, le schede erano state
utilizzate in campo tessile per il controllo dei telai per
tessitura, come il telaio Jacquard agli inizi dell’800. |
|
|
Fig. 129. Macchina
perforatrice per schede meccanografiche Bull. I sistemi
meccanografici a schede perforate sono stati largamente diffusi per
impieghi di tipo statistico e contabile (banche, assicurazioni,
grandi aziende, ecc.). Prodotti da grandi industrie, come IBM, Bull,
Remington, sono stati gradualmente convertiti in centri elettronici
nel corso degli anni '60 e '70. Questo processo di conversione è
stato agevolato dalla possibilità di riutilizzare nel nuovo ambiente
elettronico tutto il patrimonio informativo già registrato su
schede. In questo contesto, le schede perforate venivano quindi
utilizzate come memoria secondaria. |
|
|
Fig. 130. Macchina
perforatrice di nastri di carta. Il nastro perforato (di carta)
avvolto a bobina, insieme alle schede perforate, è stato uno dei
mezzi più comuni per l’inserimento di informazioni nei calcolatori
del passato. Il principio di funzionamento (sia in scrittura che in
lettura) è del tutto simile a quello delle schede perforate e fino
agli anni ’60 è stato ampiamente utilizzato. |
|
|
Fig. 131. Tastiera
alfanumerica aperta di un personal computer. Già nel 1956 alcuni
ricercatori del MIT cominciarono a sperimentare l'uso diretto della
tastiera alfanumerica per dialogare direttamente con il calcolatore.
Inizialmente, questo dispositivo era utilizzato solo dall'operatore
responsabile del funzionamento del calcolatore, mentre i normali
utenti utilizzavano le schede perforate. A partire dagli anni '70
con l'introduzione di calcolatori sempre più potenti e di tipo
interattivo (cioè in grado di interagire direttamente con l'utente),
la tastiera ha rimpiazzato l’uso delle schede perforate. |
|
|
Fig. 132. Particolare di
un mouse. Nel 1963, un gruppo di ricercatori guidati da D.
Englebart, dello Stanford Research Institute, sviluppò il mouse, un
dispositivo di puntamento rapido del cursore sullo schermo. Per un
certo tempo questo dispositivo è stato utilizzato solo in settori
specifici come, ad esempio, quello della computer graphics. L'uso
del mouse si diffonderà a partire dal 1983 con l'arrivo sul mercato
dei computer della Apple (Lisa e, poi, serie Macintosh) basati su
interfacce grafiche orientate all'uso del mouse. Nei dispositivi più
semplici, il mouse comprende una pallina che rotola durante lo
spostamento e il cui rotolamento aziona dei sensori di movimento. A
sinistra è visibile la pallina di movimento del mouse, mentre la
freccia indica uno dei sensori di rotazione della pallina. |
|
|
Fig. 133. Stampante ad
aghi. Uno dei dispositivi per l'uscita dei dati più importante è
rappresentato dalla stampante. Nelle prime stampanti la tecnologia
costruttiva era abbastanza simile a quella delle tradizionali
macchine per scrivere e, soprattutto, a quelle delle telescriventi.
Successivamente sono stati introdotti diversi tipi di stampanti
basate su vari principi perfezionando di molto i primi dispositivi.
|
|
|
Fig. 134. Il monitor a
tubo catodico rappresenta il dispositivo più diffuso per la
visualizzazione dei dati. Il suo funzionamento è del tutto simile a
quello presente in un comune apparecchio televisivo. Lo schermo è
internamente ricoperto di sostanze fosforescenti che possono essere
eccitate da un fascio di elettroni "sparato" dalla parte opposta del
tubo (cannone elettronico). Solo i punti colpiti dal fascio
diventano luminosi. |
|
|
Fig. 135. Display
numerici a led. Sfruttando la possibilità di miniaturizzazione di
questi dispositivi, è stato possibile realizzare anche display
alfanumerici. |
|
|
Fig. 136. Display a
cristalli liquidi di una calcolatrice tascabile. |
|
|
Fig. 137. Display a
cristalli liquidi. Display a cristalli liquidi di una calcolatrice
tascabile. Questo tipo di display è stato inventato dall'americano
G.H. Heilmeier nel 1965, ma per molto tempo non è stato sfruttato.
In seguito, l'invenzione è stata progressivamente perfezionata in
Giappone dalla Hitachi fino ad arrivare alla realizzazione di
schermi da utilizzare nei calcolatori portatili a batteria. Questo
dispositivo è caratterizzato da un consumo di corrente molto basso
(più basso di quello dei display a led). Per tale ragione, a partire
dalla fine degli anni '70 la tecnologia dei cristalli liquidi ha
progressivamente sostituito quella dei led nell’ambito degli orologi
digitali, delle calcolatrici tascabili, ecc. |
|
|
Copyright 1999-2001 Paolo Giangrandi - realizzazione
web Tecnoteca
s.r.l.
|