diario di viaggio
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25 settembre 2013

Monument Valley (Mexican Hat) – Canyon de Chelly (AZ)

Partenza ore 9.
Il panorama è sempre bellissimo. Deserto rosso con tante rocce con il cappello. Scendiamo dai 2000 metri con tratti con pendenza dell’8%. Siamo nello Utah. Dopo una curva in salita il deserto è sempre più deserto ed ora è beige giallino.
White Rock, segnata sulle carte, quasi non si nota. Il deserto ritorna rosso. Ora c’è tanto vento. Mex Water è un incrocio e basta. In effetti abbiamo passato il Paese (tre case) senza notarl.

Andiamo, tanto per non farci mancare nulla, ai “Four Corners” (Utah, Colorado, New Mexico, Arizona). Red Mesa, paesino recintato con le case tutte uguali e un Centro Salute.
Arriviamo a Teec Nos Pos che ha la parvenza di un paesino infimo. Finalmente siamo al monumento Four Corners, in gestione ai Navajos (3$ a testa per entrare).
Il Monumento è un piazzale circondato da negozietti navajos, nemmeno tutti aperti. Al centro i visitatori si fanno fotografare sulla lapide che ha un cerchio suddiviso in 4 spicchi così si possono mettere mani e piedi in 4 diversi stati. Pure noi non ci sottraiamo al rituale d’obbligo.

Ripartiamo e lungo il tragitto senza macchine riusciamo ad incrociare la macchina dello sceriffo che, misurata la nostra velocità, inverte il senso di marcia e ci insegue.
Ci ha beccato a 80 miglia l’ora quando il limite è di 60. Ramanzina di rito, molo gentile e didattica. Giorgio risponde alle domande di rito solo con si e no. Finita la sgridata, niente multa e così ripartiamo.

Infiliamo la R191 Sud per Chinle che è segnalata come strada panoramica. La dobbiamo percorrere per 62 miglia. Ora c’è un vento fortissimo, sabbia bianca, rosa, beige che sembra nebbia.
Ci fermiamo per il panino di mezza giornata a Chinle in mezzo a una bufera poi ripartiamo per il Centro di informazione turistica dove sono parchi sia di informazioni che di cartine.

Per il tour in jeep nel Canyon, dove si può andare solo se accompagnati da una guida indiana, ci danno 7 nominativi di agenzie a cui telefonare. Andiamo in albergo, ci sistemiamo e Andrea telefona alla Compagnia Woman che ci dà appuntamento per le 16 al 'pink building', vicino all’Hotel, precisando che ci telefoneranno.
Purtroppo ci danno buca, telefonano poi poco prima delle 17 ma noi abbiamo già preso un ulteriore appuntamento con altra compagnia, per le 17. Winny è la nostra guida, una signora rotondetta di mezza età che guida con disinvoltura una Jeep con marce. Il vento non dà tregua. Il giretto è splendido e percorriamo tra bufere di sabbia i due rami del Canyon fino alla White House.
Vediamo incisioni e casupole arroccate slle splendide pareti verticali. I colori sono unici e la nostra autista del ’45 guida sicura anche se noi veniamo sballottati e non poco. Le ginocchia di Andrea soffrono in modo particolare.

Imparo che Andrea ha dovuto beccarsi la seconda sgridata (la prima è stata quella dell’Agenzia Women) dalla reception che lamentava che Giorgio stava fumando in camera. I nostri vicini o la signora delle pulizie devono essersi aver riferito, sbagliando. Giorgio è vero che fumava una sigaretta dopo l’altra ma religiosamente fuori dalla camera!

Rientriamo alle 19, accorciando di 1 ora il tour poichè ormai è quasi buio, e adiamo al Cafè dell’Hotel, uno splendido self service. Mangiamo roastbeef e tacos navajos, mangiabili ma niente di eccezionale. Poi doccia, siamo pieni di polvere, e a letto.